Easy parrozzo!

Eccomi qui a sorseggiare la mia tanto desiderata aspirina. Finisco il sorso, scrivo il post e mi metto a studiare.. già, perchè devo cercare di concentrarmi e foooooooooocalizzare l’obiettivo.

Faccio prima il post però…così mi rilasso un pò… vi ho lasciati tempo fa cn i bocconotti, tipico dolce abruzzese e natalizio… e ora invece vi propongo un altro dolce, anche questo tipicamente “abbbruzzese”….. è la secondo volta che lo faccio, ed è stato proprio un successone! La mia famiglia, il finn e tutti quelli che hanno avuto occasione di provarlo hanno molto gradito… tanto che delle tre mini porzioni nn ne rimane che una metà, quella in foto!
Ricetta trovata su internet e sperimentata.. il web sta diventando il mio libro di ricette preferito… se nn ci fosse io dove l’avrei trovata questa ricetta?mah…avrei dovuto sfogliare ricettari che però nn riportano l’indice di gradimento e il tutto sarebbe stato molto più complesso e dubbio.

Ultimo sorso. Ecco a voi la ricetta.

PARROZZO

  • 6 uova
  • 200 g farina di mandorle (tostate con la buccia)
  • 150 g semolino
  • 250 g zucchero
  • 1 limone- scorza grattugiata
  • 10 mandorle amare (oppure 1/2 fialetta di mandorle amare)
  • 250 g cioccolato fondente+1 cucchiaio di olio

Procedimento. Macinare le mandorle tostate (con la buccia) con un pò di zucchero fino a ridurle in polvere. Sbattere intanto i tuorli delle uova con lo zucchero restante e aggiungere a mano a mano la farina di mandorle e il il semolino, il limone grattugiato e l’essenza di mandorle amare. L’impasto sarà molto duro, perciò a cucchiaiate ammorbiditelo con gli albumi montati a neve. Quando il composto si sarà ben amalgamato mettetelo in una teglia adatta al parrozzo, cioè a cupola, oppure negli stampini per parrozzini foderati con la carta argentata. Infornate a 160° per circa 60-90 minuti. Sfornate, lasciate raffreddare e ricoprite con il cioccolato fondente fuso con un cucchiaio di olio. Il dolce è servito!

La storia. Il Parrozzo (o parrozzino, a seconda del formato) è il tipico dolce pescarese, formato da una pasta battuta (detta anche pasta montata) con aggiunta determinante della farina di mandorla e armelline grezze, cotto al forno e infine ricoperto da cioccolato fondente (37-39%burro di cacao).
In tempi lontanissimi, i contadini abruzzesi per autoconsumo preparavano con la farina di granturco, un pane di forma semisferica cotto nel forno a legna, che chiamavano “pane rozzo”, in contrapposizione a quello fatto con la farina di grano, e quindi bianca, da vendersi ai signori. Agli inizi del secolo scorso il pasticcere Luigi D’Amico ebbe l’idea di farne una trasposizione dolciaria, riproducendo il giallo del granturco con quello delle uova, mantenendo inalterata la forma semisferica e adoperando una copertura di finissimo cioccolato fondente per riprodurre le scure bruciature superficiali caratteristiche della cottura nel forno a legna, e su precisa indicazione di Gabriele d’Annunzio, lo chiamò Parrozzo.

E’ tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè,
c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove,
la terre grasse e lustre che se coce…
e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…”.

 

Gabriele D’Annunzio

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