di fioraie ribelli

I fiori per un matrimonio sono come la glassa sulla torta: devono esserci. Siano essi veri, finti, secchi, succulent, piante carnivore, agrumi, la vegetazione ci sta.

E ve lo dice una che dopo aver letto questo libro qui ha scoperto un universo parallelo. E s’è scaricata il dizionario dei fiori. E cerca di abbinare ogni fiore ad un’occasione.
Insomma, ve lo dice una che per il suo matrimonio s’immaginava tutta una cosa chic, stile americano, un pò trasandato e molto no. Ecco, immaginava pompose peonie rosa , mughetto, fiori d’arancio e ortensie [=rabbia, ritorno della felicità, la tua purezza è pari alla tua bellezza, distacco]. Una che nella vita ama i tulipani [=dichiarazione d’amore], insomma. Una cosa cosi.
 Sotto questo aspetto il mio marriage è stato una   t r a g e d i a.
E io, grazie al cielo, sono una che non se la prende per cose di poco conto. In America la sposa sarebbe impazzita e come minimo avrebbe ucciso qualcuno a suon di urla. Io no. Impassibile.
La mattina del matrimonio, quando ero già pronta, vestita, truccata, pettinata, ecco che arriva il bouquet. Mmmmmmm… siamo sicuri che sia mio?
Completamente bianco, niente peonie rosa. Calle? perchè le calle? E la lavanda da dove è uscita!!!?
[il mio bouquet]

Per il tavolo invece immaginavo una cosa cosi, ma senza candele. Il risultato? questo:

Ma la cosa non mi tange. E’ andato!
Quel giorno è stato meraviglioso così. Con i dettagli che sono andati  a farsi benedire, la fioraia ribelle e il prete che s’è dimenticato un pezzo. Tutto è stato semplicemente perfetto. E sottolineo semplicemente. Questo è il bello. Sarebbe stato bello anche se il Finn fosse venuto in bermuda, mio padre in kilt e io in infradito. Se il fotografo avesse sbagliato matrimonio e se la mia auto avesse forato. Saremmo stati comunque noi due, insieme, in un giorno a forma di cuore.

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