La mia prima volta tra le dune

Tornata al gran caldo dopo la pausa pasquale mi rendo conto che ho dimenticato di raccontarvi un sacco di cose. Non vi ho dato gli auguri di Buona Pasqua e non vi ho raccontato dei miei giri nel deserto che alcune di voi avranno sbirciato su facebook. Vabbè, pazienza. 
Per gli auguri è tardi, ma qualche foto posso sempre lasciarvela!

 

Se passate dalle parti di Abu Dhabi una delle esperienze più significative è il deserto
Il deserto è stata la casa di queste popolazioni per millenni.
E’ stato amore-odio. Paura e gioia. Vita e morte.
E’ ciò che di più autentico potrete trovare.



Il deserto è vivo. Ed ha un suono. Una voce. Forse un’anima. E il vento sa farlo parlare. 
E’ un’entità che ti avvolge, si prende le tue forme. Pretende la tua attenzione.

E poi c’è il tramonto.  Che ha un’inizio e una fine. E lì seduto tra le dune il tempo ti sembra amico. E la vita ti sembra cosi corta a contare tutte le albe e i tramonti che uno si perde immerso in cose da nulla. E le dune hanno quella forma e quel colore al tramonto che solo Dio può disegnare.
E allora pensi che è inutile affannarsi alla ricerca di una vita come la vuoi o come la vogliono. La vita arriva e ti sorprende. Come ha fatto con me che ora sono qui. La vita succede. E solo chi può disegnare quelle dune, dar loro un colore e farle suonare dal vento può dirti quale sarà la prossima fermata. A te, che sei lì a guardare un semplice tramonto.

 

 

 

NOTA. Il dunebashing mi ha davvero messa alla prova. Io, che sulle montagne russe non ci salgo così volentieri, a scalare dune su un fuoristrada mi sentivo un pò pesce fuor d’acqua. Specialmente quando ci siamo arenati. -.-

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